Opere

Luana Biagini - Marisa Agnesini

Nelle opere di Luana Biagini si nota immediatamente un predominio della  figura umana, dove la natura morta è assente e dove il paesaggio si limita ad  una cosa lontana, che sprofonda nelle visioni del sogno. Questa pittura fa pensare immediatamente ad una matrice di ispirazione simbolista. Luana Biagini ha probabilmente scelto inconsciamente questa strada per raccontare  se stessa , i suoi sentimenti, il suo mondo interiore.
Una visione della vita antinaturalista che affonda le radici nelle visioni oniriche della pittura romantica, in una commistione equilibrata tra elementi della percezione sensoriale ed elementi spirituali.
Con sensibilità simbolista,  Luana Biagini vuole esplorare  le dimensioni  profonde e misteriose dell’esistenza, evadendo nel mondo del sogno e dell’immaginazione, senza trascurare il pensiero trascendente ed esoterico.
Nella sua pittura Luana fa appello ad una realtà diversa cui aggrapparsi , una realtà cercata al di là dell’apparenza ottica e fenomenica delle cose, una realtà metafisica che diventa  vera solo per chi la vive direttamente.
Un principio compositivo basato sullo sfruttamento dei meccanismi dell’inconscio e della casualità, arriva generalmente a formare immagini poetiche libere, indipendenti dalle leggi della logica e dal controllo della ragione. Che, in definitiva, non è altro che il principio fondante e irrinunciabile del surrealismo.
Con questa serie di considerazioni critiche, possiamo comprendere il percorso creativo di questa pittrice, le cui sollecitazioni affondano le radici in tre movimenti  ben distinti della storia dell’arte : il Simbolismo, la Metafisica ed il Surrealismo.
Stili e correnti pittoriche diverse nel tempo e nella forma, ma con  componenti  comuni, la trascendenza dalla realtà, la forza del sogno  e la libertà del pensiero.
Tre correnti che, prima ancora di essere pietre miliari della  storia dell’arte , sono state momenti importanti del pensiero umano e della speculazione filosofica.

Emanuele Filini


Nell’appennino Marisa Agnesini è nata e ne coglie vedute di borghi con opere rielaborate in studio per tratteggiare nuclei di case dalle forme irregolari, addossate le une alle altre, all’apparenza disabitate, forme rese quasi astratte nella citazione dei paesaggi di Morandi e Rosai, con una visione cromatica memore dei grandi color fields di Rothko, la cui eco si legge nel modo deciso di stendere il colore.
I borghi si stagliano su fondi tendenzialmente monocromi che danno il tono generale del colore del quadro. Quando i fondi sono giocati sui toni del rosso, rivelano una improvvisa e inaspettata violenza cromatica, come bruciati dalla luce accecante e dal colore di un sole spietato. In altri dipinti il colore vira verso notturni di blu elettrico, verso verdi paludosi, rosa antichi, declina un’attrazione per il viola e il lilla.
Sono luoghi dell’uomo, della vita abitata, ma la presenza umana è assente, la scena immobile e i segni, le tracce dell’attività sono lasciati all’immaginazione.
Sono paesi silenziosi, straniati, privi di contesti naturalistici, articolati in composizioni geometriche, resi quasi astratti e simbolici.